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Hero Cycles: leggera, moderna, globale

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Hero Cycles: leggera, moderna, globale 1

La più grande casa di produzione di biciclette del mondo, l’indiana Hero Cycles, ha aperto un centro di ricerca e design a Manchester per dar vita alla prossima generazione di bici. Non è un caso, forse, visto che Hero Cycles ha sede nel nord dell’India, nella città di Ludhiana, soprannominata da anni “la Manchester dell’india”. Prima o poi, insomma, era scritto nel destino che questa gigantesca industria delle due ruote dovesse sbarcare in Gran Bretagna, dove le biciclette sono intanto diventate una mania collettiva, un feticcio, uno status symbol: “In India sono le automobili a decretare il tuo status - ha detto Mr Munjal, presidente e amministratore delegato di Hero Cycles - mentre in Danimarca e a Londra è più prestigioso possedere una buona bicicletta che guidare una Audi serie 7”. 

PZeroVelo Hero Cycles fabbrica 5,5 milioni di biciclette all’anno: vuol dire che su venti biciclette assemblate in tutto il mondo una è costruita da loro. Forte di questo impatto sul mercato, e sapendo di intercettare tra gli europei una crescente attenzione per il mondo delle biciclette, il colosso progetta anche di aprire una fabbrica direttamente in Europa ed è altamente probabile che la scelta della sede cadrà proprio su Manchester. Per ora, il centro che si occupa di Ricerca e Sviluppo, sorge vicino al velodromo di Manchester, dove sono in attività gli uffici di British Cycling, il più importante organo che si occupa di ciclismo in Gran Bretagna. Non è escluso quindi che dietro la scelta di questo luogo si nasconda anche la speranza che le loro bici di fascia alta possano incontrare i favori della squadra olimpica britannica. 

Le strade delle metropoli europee, quelle di Amsterdam e di Copenhagen come quelle di Berlino, sono invase da uno sciame di biciclette sempre più fitto e di queste, una parte sempre più rilevante mostra soluzioni meccaniche e tecnologiche raffinate. Le vetrine di negozi, incredibilmente spaziosi e capaci di dettare mode e nuove estetiche, espongono modelli in grado di adattarsi sempre di più alle esigenze dei ciclisti urbani. Le parole d’ordine sono leggerezza, solidità, elasticità. In questo momento storico, Hero Cycles, che si concentra su innovazione e design, non vuole perdere terreno e riorganizza strategicamente l’azienda per estendere il suo mercato globale nei prossimi anni. In Europa, la Gran Bretagna è il secondo maggiore mercato per le biciclette, con 3,5 milioni di pezzi venduti nel 2015 e, con questi numeri, si posiziona soltanto dietro alla Germania.

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La scelta di Manchester, ha spiegato Pankaj Munjal, segue la tradizione della città come cuore pulsante di innovazione nel campo della tecnologia e dei computer, così come per la ricerca della molecola di grafene (le scoperte sul grafene sono valse il premio Nobel per la fisica nel 2010 a due fisici dell'Università di Manchester). 

La Banca Mondiale ha riconosciuto l’azienda di Munjal, fondata nel 1945, come modello di comportamento per la politica commerciale. Per entrare nel mercato delle due ruote in India, il più grosso produttore di motocicli a livello globale, la Honda, decise negli anni Ottanta di fondersi con Hero Cycles, prendendo atto del valore dell’azienda in tutta la filiera - fabbricazione, distribuzione, gestione - e delle straordinarie doti di organizzazione della famiglia che dopo quarant’anni vantava di non aver avuto neanche un giorno di sciopero nell’azienda. “Ciò che spinse Honda ad avvicinarsi a Hero fu la filosofia e il valore del gruppo”, disse allora l’amministratore delegato della neonata società Hero Honda.

Oggi Hero Cycles produce mountain bike ammortizzate, classiche bici da passeggio, imponenti bici elettriche, bici per bambini, biciclette da donna con cestini, intramontabili bmx. Bici per tutti e terreni e per tutte le esigenze.   

I prezzi delle biciclette aumentano, insieme all’innovazione tecnologica e dei materiali, facendo sì che il settore generi una sorta di nicchia del lusso: nel 2015 il prezzo medio di una bici nei Paesi Bassi era di 914 euro, e nel Regno Unito era di 300 euro, secondo i dati diffusi dall’European Cyclists’ Federation. Anche Hero punterà inevitabilmente a una fascia di mercato alta, con prodotti sempre più pregiati e sofisticati, ed è anche per questo che l’apertura di una fabbrica nel vecchio continente pare sempre più importante: “Non puoi produrre una Porsche in una fabbrica di Skoda” ha detto Mr Munjal. 

Il mercato globalizzato delle biciclette, tra paesi emergenti che si impongono in settori campi, e vecchi produttori che faticano a resistere ai prezzi concorrenziali, si ritrova a fare i conti con battaglie fiscali e muri commerciali. “I dazi anti-dumping arrivano troppo tardi”, ha detto il capo di Avocet, una società in parte controllata da Hero Cycles, riferendosi al fatto che le tasse imposte dall’Unione europea sulle biciclette cinesi, per esempio, sono stati fissati al 43 percento. Se a questo fattore si aggiunge il costo del trasporto che sale - Hero esporta in Europa, in Africa e in America - è chiaro che anche da questo punto di vista l’esigenza di cominciare con la produzione nel Regno Unito si fa pressante. 

Nel 2015, la Hero Cycles ha trovato anche un nuovo volto che la incarna, quello di un attore di Bollywood. La star indiana Arjun Kapoor è diventato l’ambasciatore del marchio: “Siamo estasiati pensando che una giovane icona come Arjun Kapoor sia adesso associata a noi e che rappresenterà il nostro marchio e la sua etica nel mondo dei media”, disse allora il co-presidente di Hero Cycles. Quella svolta nell’immagine dell’industria coincideva anche con la decisione di lanciarsi nel mercato online, per rendere più semplice e conveniente l’acquisto delle loro biciclette da clienti sparsi nel mondo che con un click possono accedere ai loro prodotti. 

Da quando Hero Cycles è stata fondata - dai quattro fratelli Munjal che abitavano in una piccola città che ora fa parte del Pakistan - ha sempre indovinato dove sarebbe andato il mercato, riuscendo a inanellare una serie di scelte giuste, senza sbagliare mai e senza adulterare la filosofia originaria: guardare al passato per rendere migliore il futuro, un futuro visto sempre come una possibilità da cogliere se non da anticipare. Chissà che l’audacia con cui Hero Cycles mostra di non preoccuparsi della Brexit non possa anche essere letto come un segnale positivo, e che le previsioni economicamente negative sulla decisione della Gran Bretagna di lasciare l’Unione Europea, non siano state troppo fosche. Forse, per la Gran Bretagna l’Europa si allontana, ma l’India si avvicina.

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