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I dominatori
di domani

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Michał Kwiatkowski, Philippe Gilbert, Greg van Avermaet, Alejandro Valverde, Vincenzo Nibali, Peter Sagan, Tom Dumoulin, Chris Froome. Erano diversi anni che i vincitori delle nove corse principali della stagione (classiche monumento, mondiale, grandi giri) non formavano un insieme tanto prestigioso. Un insieme che racchiude plurivincitori di classiche, campioni del mondo, dominatori di un'epoca di grandi giri, e qualche promessa realizzata, più o meno protagonisti di un futuro che è già presente. Tanto blasone però ha un inevitabile lato B: per costruirsi un curriculum del genere occorre del tempo, e qui l'età media è di 31 anni, ad abbassarla ci pensano Kwiatkowski (27), Sagan (27) e Dumoulin (26), ma sono insufficienti a testimoniare un cambio di generazionale avvenuto, né quello che verrà, che avrà evidentemente altre spalle su cui poggiarsi.

PZeroVeloIl ciclismo è uno sport anomalo anche in questo: i ricambi generazionali raramente avvengono in maniera graduale, più spesso testimoniano rivoluzioni. Si potrebbe dedurre che questa rivoluzione non è scoppiata e non scoppierà a brevissimo, ma il sol dell'avvenire comincia a intravedersi. Dietro a questa schiera di vincitori (e a quella dei vinti), il ciclismo del 2017 ha già dato ampi indizi dei figli dei '90s che si intascheranno ferocemente il domani. E se i giovani talenti non venissero ormai blindati da contratti sontuosi ancora imberbi, un direttore sportivo dotato di talento, azzardo e tanto denaro potrebbe definire già la squadra con cui dominare il ciclismo prossimo venturo.

Una fantasquadra giovanile oggi, una corazzata di domani, allestita ingaggiando proprio i nove giovani che più si sono messi in luce in questo 2017. Una formazione composta esclusivamente da talenti nati dal '94 in poi, a cavallo di quell'età che nel ciclismo ha raccolto l'eredità di un'ormai obsoleta distinzione tra professionismo e dilettantismo. Tanto che in questa squadra sono tutti professionisti, di fatto anche i dilettanti. Barriera necessaria che obbliga a tagliare fuori quei talenti giovani ma meno giovani che nel corso di questi mesi hanno detto la loro come Dylan Teuns, Julian Alaphilippe, Bob Jungels, i fratelli Yates, Alberto Bettiol, Dylan van Baarle, Alexey Lutsenko o Florian Sénéchal, ma se i nove selezionati dovessero mantenere le promesse dell'ultima stagione non se ne sentirebbe troppo la mancanza.

I dominatori di domani 01

Il velocista (e capitano): Fernando Gaviria (23 anni)
Da quanti anni si parla di Gaviria? Dai trionfi in coppa del mondo su pista poco più che maggiorenne alle volate vinte da 20enne al San Luis è già passato del tempo, eppure il velocista antioqueño ha soltanto 23 anni, in questa stagione ha disputato il suo primo grande giro ed è tornato a casa con quattro vittorie di tappa.

Lo scalatore: Miguel Ángel López (23 anni)
Per buona parte della Vuelta, l’impressione è che lo scalatore migliore in campo sia stato quest’altro colombiano. “Superman” è uno straordinario collettore di malasorte, ma quando la ruota gira dalla sua ha pochi rivali, a quanto pare anche tra i big del ciclismo di oggi.

I dominatori di domani 02

L’uomo di classifica: Egan Bernal (20 anni)
Il futuro del ciclismo è colombiano, se ne è accorta anche la corazzata Sky, che ha ingaggiato in fretta e furia questo giovane fenomeno, che oltre ad aver dominato il Tour de l’Avenir, la corsa di riferimento del ciclismo giovanile, ha già mostrato una facilità disarmante anche tra i grandi. I suoi limiti sono sconosciuti.

I dominatori di domani 03

L’uomo delle pietre: Gianni Moscon (23 anni)
Il futuro del ciclismo italiano è più vicino del previsto. Nella prima stagione da responsabilizzato in Sky e in nazionale il trentino ha già concluso due classiche tra i primi (5° a Roubaix, 3° al Lombardia), corso una Vuelta da fenomeno e un mondiale da protagonista. Con qualche polemica, come capita ai campioni.

I dominatori di domani 04

L’uomo delle Ardenne: David Gaudu (21 anni)
Al terzo mese di professionismo, lo scalatore bretone era già in top 10 alla Freccia Vallone; in estate la prima vittoria (al Tour de l’Ain) proiettato da capitan Thibaut Pinot; in autunno 5° alla Milano-Torino. Impatto da velocista, per un corridore da salite.

L’apripista: Mads Pedersen (22 anni)
Un ruolo da gregario per ora, ma è quello con cui cominciano tutti i velocisti, o quasi. Il danese della Trek ha vinto solo in patria (titolo nazionale compreso) ma con lampi di classe da piccolo campione. Con il connazionale Søren Kragh Andersen (che qui non trova spazio) forma già una coppia da sogno.

L’uomo da salite: Enric Mas (22 anni)
Nato nelle Baleari ma cresciuto nella scuola del madrileño per definizione, Mas si è trovato di nuovo a condividere con Albero Contador un momento di gloria, l’ultima ascesa all’Angliru, culmine della lunga estate del giovane scalatore iberico. Dal “Pistolero” ha preso la voglia di eccellere in salita, e forse una parte del testimone del ciclismo spagnolo che verrà.

I dominatori di domani 05
I dominatori di domani 06

I giovani: Bjorg Lambrecht e Pavel Sivakov (20 anni)
Fanciulli in una squadra di giovani, sono gli unici due che assaggeranno solo nel 2018 il professionismo, ma la loro stagione passata tra gli under 23 è già più di un presagio. Sembrano cuciti sui grandi giri del futuro, una volta che avranno riassestato la propria fatica ai nuovi ritmi. Ma un belga e un russo protagonisti nelle corse a tappe sembrano un tuffo in un felice passato, che al ciclismo di oggi manca, ma che tornerà. Ormai è dietro l’angolo.

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