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Race

L’eleganza non passa mai

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Prepararsi al Giro d’Italia presuppone lunghi mesi di programmazione, di duri allenamenti, di regimi alimentari severi. Tocca analizzare il percorso, capire dove dare tutto e dove invece difendersi, bisogna andare a visionare le strade e studiarsi gli avversari. Per un atleta, l’avvicinamento al Giro d’Italia è una sequenza di scelte piccole e grandi, di decisioni che hanno un effetto immediato e di altre che potrebbero presentare il conto all’improvviso, sull’ultima salita dell’ultima tappa.

PZeroVeloPer un atleta, i mesi che precedono il Giro d’Italia sono frenetici e delicatissimi, ma anche chi possiede una casa o un negozio lungo una qualunque delle strade attraversate dal Giro non se la passa troppo meglio. Per decine di comuni d’Italia, il passaggio della corsa rosa rappresenta l’evento del decennio. È più importante della festa patronale, è un palcoscenico meritato e finalmente raggiunto. Il Giro d’Italia consente ai presidenti delle Pro Loco di parlare del proprio borgo dal podio delle premiazioni, ai tavolini dei bar delle piazze centrali di apparire in mondovisione, ai balconi affacciati su viuzze anonime di trasformarsi in ambìti palchi.

Per questo un ristorante di Rescaldina si era preparato al passaggio della 15a tappa del Giro sostituendo ogni bottiglia con una borraccia; per questo l’enoteca di Lomazzo proponeva tutti i rosè a prezzo scontatissimo, e la libreria di Arosio aveva messo in vetrina solo libri con ciclisti in copertina. La salumeria di Almenno San Salvatore aveva ordinato uno speciale caciocavallo rosa, e il ponte sul Brembo era interamente bordato di palloncini. A Zogno una concessionaria di automobili aveva piazzato una bici infiocchettata nel parcheggio, e un caffè era tappezzato di foto di Felice Gimondi. 

Il Veloclub Selvino aveva piazzato un cartello con un nome su ciascuno dei 21 tornanti che scendono verso Nembro: Baronchelli, Pesenti, Gotti, Savoldelli, Gimondi e così via. Sono tutti ciclisti bergamaschi, da queste parti la bicicletta è un credo. Per individuare il tracciato di gara della Valdengo-Bergamo era sufficiente seguire la scia delle persone a bordo strada, ancor prima che le frecce piazzate sui pali dall’organizzazione. Si attendeva il Giro con devozione, a Bergamo, e il Giro è arrivato in un pomeriggio di sole e di caldo. Puntuale verrebbe da dire, se non fosse che il Giro era in netto anticipo rispetto a tutte le tabelle di marcia: i corridori avevano voglia di far presto e di darsi battaglia, hanno chiuso sulle fughe e tagliato le Prealpi bergamasche a gran velocità. Certo, nessuno dei concorrenti ha avuto il tempo di poggiare lo sguardo sull’insegna di un negozio di abbigliamento di Rigosa, dove in mezzo alle coccarde rosa si leggeva quello che era insieme un motto e un’efficace chiave di lettura della corsa: “L’eleganza è la sola bellezza che non sparisce mai”.

Tom Dumoulin è un corridore elegante, guida la bicicletta con lo stile dei fuoriclasse. È elegante pure nei modi: quando Nairo Quintana scivola in un tratto di discesa, lui chiede ai suoi compagni di squadra di rallentare per consentire al rivale di recuperare. Anche lo scenario d’arrivo è elegante: c’è la skyline di Bergamo Alta, con il belvedere del baluardo di San Giovanni. “Di lassù”, scrisse un viaggiatore anonimo nel Seicento, “tu contempli quasi tutte le città della Lombardia, e tanti fiumi e una pianura assai ampia e monti e colli fino all’Appennino.” I tifosi a bordo strada contemplano pure l’azione di Bob Jungels, altro giovane esponente del bel correre. Quando attacca, prima in salita e dopo in discesa, Jungels appare immutabilmente composto, tuttavia per vincere la volata gli tocca rinunciare per un poco alla perfezione della forma e votarsi all’efficacia della potenza pura. Sbatte un po’ pedali e gomiti e vince di forza la sua prima tappa al Giro. Perché l’eleganza, è vero, non sparisce mai, ma anche le vittorie lasciano un bel ricordo.

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