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La costruzione di Velo

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La costruzione di Velo 01

Ci sono tutta una serie di nuove norme e strutture con cui confrontarsi quando si lavora a qualcosa di rivoluzionario. È il caso di Pirelli nel momento in cui ha cominciato a sviluppare la nuova linea P Zero Velo: uno pneumatico dalle alte performance, realizzato per ritornare nel mondo del ciclismo con una gamma dei pneumatici per bici da corsa ad alte prestazioni. Quando ne parliamo con Piero Misani, Pirelli R&D and Industrial Director, lascia intendere immediatamente quale sia stato il processo dietro la nascita della nuova linea: «Essendo Pirelli già leader nelle due ruote da moto si potrebbe cominciare a lavorare dicendo “sono già super esperto, ho tecnologie, ho il know how e posso partire con serenità”. Invece bisogna pensare innanzitutto al consumatore, con un approccio di comprensione dei suoi bisogni. Questo è l’elemento più importante per approcciare dal punto di vista dello sviluppo del prodotto un nuovo elemento come Velo. È vero che siamo leader delle due ruote motorizzate ma i consumatori sono diversi. Questo nuovo approccio ci darà maggiore confidenza per raggiungere gli obiettivi che ci poniamo. Ma il primo passo è capire se gli obiettivi posti sono coerenti con quello che il consumatore ci chiede».

PZeroVeloSi tratta di un’opera che è comune per moto e bici, ma mentre nel comparto motoristico Pirelli è ormai in grado di anticipare e prevedere bisogni e desideri inespressi dell’utente, nel caso di Velo si è dovuti partire da zero, da una tavola completamente bianca in un ambiente che viene ritestato dopo molti anni. «C’è la difficoltà di un mercato in cui rientriamo dopo tempo e in un settore come quello del road race premium, quindi altissimo di gamma, che ha subito delle evoluzioni mentre noi non eravamo sul mercato. Per prima cosa dobbiamo andare bene a capire cosa serve e cosa sanno fare i concorrenti. Quindi l’approccio iniziale è quello di andare a studiare non solo il consumatore, ma anche i concorrenti, cercando di unire queste due informazioni per poi, insieme al gruppo di marketing, definire la silhouette prestazionale del prodotto. È un elemento di comunanza con gli altri business, essere in grado di individuare bene cosa deve essere in grado di fare un prodotto è già aver fatto metà del lavoro. Tradurre questo in specifiche di prodotto è qualcosa in cui Pirelli è molto forte, perché ha da sempre investito nell’innovazione». Una sorta di benchmark dei desideri in cui studiare chi lavora nello stesso mercato, capirne il livello di competenza e performance che si porta dietro, cosa e come si propongono i competitor rispetto al mondo in cui Pirelli sta tornando a lavorare. «Cominciamo, dal punto di vista tecnico, a individuare quali sono le leve migliori per poter ottenere i risultati che vogliamo. È chiaro che ci troviamo di fronte a leve assolutamente nuove, perché parliamo di prodotti che utilizzano materiali quanto meno nei rinforzi, diversi da quelli che siamo abituati a trattare nel mondo moto e vettura. Basti pensare che uno penumatico su cui lavoriamo pesa all’incirca 200 grammi».

Parliamo di un prodotto ultraleggero, dalla costruzione completamente tessile ma soprattutto con dei filati, che non sono minimamente simili a quelli usati nel comparto consumers. Una nuova sfida per Pirelli è stata appunto andare a cercare nuovi fornitori: «Abbiamo lavorato pensando a quali potessero essere le realtà che ci consentivano di avere un ulteriore salto di qualità. Come sempre abbiamo in mente di essere distintivi, essere avanti agli altri. È vero che entriamo ora in un nuovo mercato, ma vogliamo da subito metterci in testa al gruppo, metterci a tirare la volata per poi vincerla». È una questione di competizione e volontà di perfezione, non conta se si sta entrando in un mercato che ha camminato molto in questi anni: se sei Pirelli vuoi entrarci partendo con il rapporto più duro, per poter arrivare in testa al settore del top di gamma.

«Si comincia così a disegnare come pensiamo di proporci al mercato, come sviluppare il prodotto. Questo passa attraverso varie fasi di definizione del prodotto, delle geometrie: intese come le sezioni, gli stampi, la scelta dei materiali di rinforzo e infine le mescole». Si lavora per gradi, per step successivi: un primo studio, poi un secondo. L’ausilio dei metodi di simulazione è fondamentale per compiere il primo passo verso il futuro: «Si comincia così delineare uno stampo del nuovo prodotto; possiamo iniziare a ordinare le attrezzature fisiche e sperimentare i materiali». Nel caso di Velo, Pirelli ha cercato un produttore terzo, trovandolo in Francia. Una realtà che lavora partendo dalle indicazioni del marchio della P lunga a cui si sommano una serie di processi produttivi incrociati. È curioso sentire Misani parlarne come se ci trovassimo in un film di spionaggio denso di suspense: «Un grosso impegno è andare in sede produttiva, cominciare a lavorare al processo ottimale per tradurre i prototipi in un prodotto affidabile e qualitativamente di livello lavorando sui processi. Tutto questo possibilmente mantenendo il know how sul nostro metodo di lavoro e la competenza. Dobbiamo farlo senza insegnare troppo alle realtà con cui entriamo in contatto.  Per fare la differenza abbiamo realizzato un mix di processi all’interno della fabbrica francese con altri portati avanti altrove. Sappiamo che nel mondo del pneumatico i materiali fanno la differenza e in particolare le mescole battistrada sono il primo elemento individuato come di distinzione. Abbiamo operato con una prima parte di materiali battistrada sviluppata da noi a Slatina, fornendo direttamente la mescola alla realtà francese in modo da portare una differenziazione e un vantaggio competitivo che non può essere colto completamente da altri». Mostrarsi e nascondersi, arrivare ad ottenere il miglior prodotto possibile nascondendone i processi primari. Una sorta di gara in cui il favorito si nasconde in coda al gruppo per poi scattare quando nessuno se lo aspetta. Pirelli è riuscita così ad ottenere uno pneumatico che soddisfa le attese del consumatore in fatto di performance.

La costruzione di Velo 02

«In bici si fatica e la scorrevolezza della ruota, che nel pneumatico da bici si ha dalla resistenza al rotolamento, è molto importante. Direi fondamentale. E noi conosciamo molto bene questo aspetto nel campo del vettura, perché di fatto è uno dei parametri chiave richiesti da qualunque casa automobilistica. Questo ci ha aiutato anche su Velo per riuscire a tenere presente come si può aiutare un atleta. Dobbiamo tenere presenti il suo consumo di fiato, i battiti cardiaci, e la generazione di acido lattico nei muscoli del cliente. La diminuzione di resistenza al rotolamento permette, a parità di condizione fisica del ciclista, di essere più veloci, percorrere più km ed essere quindi più performanti». Ma non basta questo, bisogna che la potenza del ciclista sia controllabile, in ogni condizione atmosferica: in pianura come in una discesa ripida. «Anche in questo, le nostre competenze in fatto di materiali, che ci vedono riferimento nelle prestazioni di questo tipo, vengono travasate nello sviluppo della gamma Velo per garantire allo pneumatico Pirelli di essere un riferimento anche sul bagnato. Uno pneumatico che non accetta trade off tra rolling resistance e bagnato ma si pone al vertice di entrambe». 

E poi bisogna validare il lavoro. Qui entra in campo la squadra di testing e la sfida di collegare la sperimentazione alle metodologie. «Una delle cose fondamentali è essere in grado di testare nel modo corretto questi pneumatici. Di più, il compito della sperimentazione non è soltanto quello di dare responsi al tecnico – bandiera verde se è tutto ok o bandiera rossa se va male – ma è far crescere poco a poco le performance del prodotto dando dei feedback che siano immediatamente trasferibili in modifiche strutturali dei materiali». Il risultato finale è più che soddisfacente: si sonda non solo il parco veicoli interno ma anche gli opinion leader in fatto di test di mercato, persone qualificate che hanno confermato l’assoluta bontà del prodotto finale. Parliamo di test oggettivi, ricerche e prove indoor realizzate sviluppando macchinari e metodologie apposite. Il tutto ha restituito l’importanza e l’affidabilità della linea Velo in fatto di grip sul bagnato, scorrevolezza e resa globale. L’aspettativa è altissima. Le 3 linee di prodotto –  0Velo time trial, per la velocità; P0Velo RR con volumi estesi e il Four Season affidabile in ogni condizione –, si presentano subito come il miglior prodotto presente sul mercato. Realizzate tutte con copertoncino a cerchietto, le nuove nate in casa Pirelli rappresentano prodotti da montare in ogni condizione climatica: dalla pioggia intensa alle basse temperature del Nord Europa: le situazioni critiche non spaventano certo Velo. Uno pneumatico nato in testa al gruppo, che entra nel segmento road race per fare immediatamente la differenza.

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